Editoriale di Paolo Bolognesi

LA
BIETICOLTURA
VERSO
IL MERCATO

Con la campagna 2000 termina un’epoca della bieticoltura italiana.
Il nuovo Regolamento Comunitario, con l’eliminazione totale degli aiuti nel Centro - Nord, ci accompagnerà da quello che era un settore assistito verso un settore protetto aprendoci la prospettiva di una sempre maggior liberalizzazione per condurci verso un rapido avvicinamento al mercato ed alle sue regole.
Un passaggio molto complicato per diversi ordini di motivi.
Il primo motivo è quello di non garantire più certezze in termini di prezzi; il secondo è che, probabilmente, dopo anni ed anni di tutela non siamo mentalmente preparati ad un approccio di questo tipo così come sta avvenendo nelle economie dell’Est europeo nel loro difficile passaggio dell’economia pianificata al mercato.
Come si può ben comprendere tutto viene rimesso in discussione: la garanzia del prezzo, come già accennato, e di conseguenza la funzione delle Associazioni la cui tutela era intesa come garanzia dello stesso, la geografia bieticola e quindi il diritto di coltivazione, ed infine, legata alla riduzione delle quote e degli investimenti, l’attuale struttura di trasformazione.
Di fronte a ciò, velocemente, dobbiamo analizzare tutti i problemi e prendere le conseguenti decisioni senza attendere un minuto in più del necessario.
Dalla riduzione dei prezzi ne consegue immediatamente che l’economicità della coltura deve portare alla massimizzazione della produttività e alla diminuzione dei costi.
Questo si ottiene concentrando la coltivazione nelle aziende più vocate e professionali; organizzando in maniera altrettanto efficiente gli estirpi e le operazioni colturali, il supporto agronomico, la fornitura di mezzi tecnici ed i trasporti. Il futuro del settore lo possiamo stimare attorno ai 200.000 ettari, 15 stabilimenti, 40.000 bieticoltori, una forte riduzione dei fornitori dei servizi alle aziende, sia di mezzi tecnici che servizi meccanici, ed una probabile riduzione delle Società saccarifere e delle Associazioni bieticole.
Questo per dire che il prossimo futuro sarà caratterizzato, oltre che dai numeri sopraindicati, da una forte selezione in tutti i settori.
Sarebbe sciocco pensare di poter mantenere tutto e tutti.
La continuità del settore sarebbe a rischio se vogliamo ragionare in tale logica.
La prima selezione avverrà tra le aziende bieticole attraverso abbandoni volontari di coloro che non sono in grado di ottenere una PLV sufficiente ed attraverso l’eliminazione di quelle marginali nei parametri fondamentali.
Di fronte ad una diminuzione delle quote a livello comunitario la conseguente diminuzione di produzione è più logico che avvenga così piuttosto che con abbattimenti lineari a tutte le aziende in quanto ciò creerebbe scontenti tra coloro che sono posizionati nella fascia alta e non garantirebbe una continuità per il futuro di coloro che sono nella fascia bassa.
L’Associazione, in questo caso, deve passare ad un rapporto più impersonale con le aziende al fine di concorrere a garantire la produzione massima necessaria all’economia del settore.
Conseguentemente a ciò dovranno essere chiusi diversi stabilimenti che il settore concordemente dovrà individuare senza frapporre ostacoli fuori tempo.
Da parte nostra dovremo professionalizzare, ampliare e diversificare le nostre attività per adattarle alle nuove esigenze.
Chi saprà fare ciò rimarrà, chi non potrà non può pretendere di autoescludersi dalla selezione.
Per quanto ci riguarda crediamo ancora in un futuro per il settore ed opereremo per dare il nostro contributo al riassetto generale operando affinché la nostra presenza possa continuare anche domani.