NOTIZIE BIETICOLE LUGLIO - OTTOBRE 2000

Le aziende agricole Petrobelli

Intervista al dr. Pietro Petrobelli raccolta da Achille Covizzi

Vista del centro aziendale "Bagnara"

Per entrare nelle aziende Petrobelli di Pettorazza (RO) si attraversa il canale Ceresolo: un cancello telecomandato ne limita l' accesso come un ponte levatoio dei castelli medioevali. Il fondo, racchiuso tra i canali Bresega e Ceresolo, si chiama “Bagnara" e forse il nome deriva dalle loro passate esondazioni o dalle conseguenze per essere circa due metri sotto il livello del mare. Mi apre il rag. Gianluca Bernardinello che rivedo volentieri e da diversi anni in azienda.
Percorrendo il corridoio noto in esposizione delle coppe e chiedo il motivo della presenza:
“Sono state vinte dal padre Antonio appassionato motonauta e perito tragicamente in un incidente sul Po a Pontelagoscuro il 1° Aprile 1994. E’ stato tre volte Campione del Mondo e otto volte ha vinto la PV-VE con record ancora imbattuto a 199Km/ora".

Atteso dalla sig.ra Roberta e dal figlio Pietro dopo le presentazioni il dialogo continua con quest’ultimo.
“Sono entrato in azienda nel 1995 dopo che la mamma vi aveva supplito per qualche anno causa la perdita di papà. Nonostante quel tragico evento noi abbiamo conservato lo spirito di mio padre e se ne renderà conto nel corso del dialogo. L’azienda è 430 ha compresa un’appendice a Due Carrare (PD) ed oltre alle colture tradizionali abbiamo un allevamento di 180 vacche da latte su un totale di 400 tra rimonta e asciutta. E’ questa una tradizione antica perché mio nonno aveva aperto un caseificio in un paese della provincia di Padova".


Stalla allevamento bovini da latte, sono presenti da sinistra Bernardinello, Petrobelli, Dalla Villa e Covizzi.

Con le “quote latte" avete avuto dei problemi?
“Quando esplose questo problema dovevamo decidere se vendere il bestiame in un momento che il mercato era depresso o trovare un’altra soluzione. E’ cosi’ che tra il parentado abbiamo costituito nel maggio del 1997 una Società aprendo l’attività di allevatori in Ungheria . L’azienda è a 80 km da Budapest, scelta vuota, libera dal personale e da debiti e dopo un anno di ristrutturazione abbiamo portato tutta la nostra tecnologia e gli animali. Progettiamo uno sviluppo da completarsi in due fasi: la prima che ci consenta 200 capi in mungitura (ci siamo) e la seconda di arrivare a 350-400 capi. La produzione di latte rimane in Ungheria o esportata nei Paesi dell’ex blocco comunista (Ucraina) ma ci sono notevoli difficoltà per preparare il personale a causa di cinquant’anni di mentalità assistenzialista".
Inavvertitamente e quasi senza rendermene conto c’è una comunicazione interna della quale intuisco di essere l’ oggetto senza capirne la ragione. Avete avuto qualche altra esperienza di allevamento? “Nel 1981/82 avevamo 2000 suini da ingrasso, poi i tacchini, 100.000 galline ovaiole cessate nel l995 perché i margini che ci lasciavano le Ditte non giustificavano gli investimenti".

Decisamente un panorama in continuo movimento alla ricerca di un’attività redditizia:
“Si, era il pensiero di mio padre di cercare alternative alle colture tradizionali non sovvenzionate dagli aiuti CEE, vista l’incertezza di questi. Con quest’ottica nel 1992 è iniziato il primo impianto del Noceto usufruendo dei fondi 5B destinati alle Zone svantaggiate perchè riteniamo che sia un’attività che si autosostenga. Con il Noceto abbiamo dovuto imparare tutto e formare il personale: potatura, problemi fitosanitari precedentemente ignoti e tecniche colturali più consone a colture di grande estensione".


Strada padronale fiancheggiata
da impianti di noce.

Non faccio mistero di aver apprezzato la chiarezza nell’esposizione e il filo conduttore che regola l’attività dell’azienda.
“Ho 28 anni sono laureato all’Università di Londra in Management dell’Azienda Agricola e penso che questo mi aiuti nella gestione della stessa oltre a continuare con lo spirito di mio padre". Riferendosi alla sua famiglia viene sempre detto “il Conte Petrobelli...".
“L’azienda proviene dalla nonna materna che era di una vecchia famiglia patrizia veneziana e il titolo venne concesso da Francesco Giuseppe nel tentativo di ingraziarsi la parte ricca della popolazione".


Con una coincidenza apparentemente casuale ma in effetti voluta (penso con la telefonata precedente) mi viene presentato il tecnico dell’azienda p.a. Antonio Dalla Villa con il quale mi viene offerto di visitare l’azienda. Mi accerterò poi che è di Canaro e lavora in questa azienda dal 1992.
Oltrepassando i capannoni e le stalle attraversiamo il Noceto. Una Poiana non vista spicca il volo.

“Sono arrivate con il Noceto e con loro Fagiani, Lepri, Oche e l’Airone Cenerino; ci sono anche le Gazze ma queste sono dappertutto. Questo terreno è derivato dalle alluvioni dell’Adige, ha poca argilla ed è un medio impasto sabbioso dal limoso al torboso. A seconda dell’annata una parte dell’ azienda viene spianata e drenata ed ora è stata completata al 70%; due Pivot coprono 120 ha. Le nostre colture sono Bietola 15%, Mais 30%, Orzo 2/3%, (Frumento l8/20%, Medica 10%, Noceto 10% e fino al 1995 il Lino su Set-aside poi smesso per problemi di trebbiatura".

Ha difficoltà nella tecnica di coltivazione?
“Guardi - scrostando una parte del terreno - la miriade di germinelli che mi impediscono di sarchiare altrimenti esploderebbero. Nella lotta alle infestanti un pensiero ci è dato dall’Abutilon ma quest’anno ne siamo usciti meglio.
Nell’emergenza delle infestanti sfruttiamo, a seconda dell’annata il Pivot. Questo non è un terreno facile ma per quello che ci compete cerchiamo di sfruttare al meglio le conoscenze che abbiamo con analisi del terreno, se possibile anche fogliare, e bassi dosaggi di diserbo con un occhio attentissimo all’economicità".


Rallentiamo perché una fagiana imperturbabile attraversa lo stradone con i suoi pulcini. Un’immagine certamente inusuale per questi tempi e questo dimostra che se noi mettessimo in pratica un po’ degli insegnamenti dei nostri “Vecchi" in contrapposizione ai vuoti “Dibattiti" e alle volte inutili “Conferenze Internazionali" si potrebbe fare tanto per migliorare l’ecosistema.
“Questo è il Bresega e se l’attraversassimo saremmo a Fasana tanto per farle capire dove ci troviamo".

La conversazione continua in modo piacevole e interessante fino a quando arriviamo al limitare di Bottibarbarighe, snodandoci per stradoni diversi da quelli fatti in precedenza raggiungiamo il centro aziendale. La visita è ormai terminata e passo dall’Ufficio per ringraziare e salutare.