NOTIZIE BIETICOLE LUGLIO - OTTOBRE 2000

Ricerca sul calendario

di Aimone Fornasini
del Centro Artistico Argentano

Quando nel XVI secolo d.C. il monaco orientale Dionigi il piccolo (m. 526) introdusse nel computo degli anni l’era cristiana o “ volgare ”, si considerò il 25 dicembre dell’anno 753 dalla fondazione di Roma (Ab urbe condita) quale data di nascita di Gesù Cristo.
Poiché tale data fu calcolata confrontando la datazione d’eventi storici avvenuti in periodi in cui mancava un’unicità d’unità del calcolo del tempo, furono commessi errori di valutazione, alcuni provati, altri presunti, che determinarono complessivamente una differenza di tempo valutabile da uno a tre anni. Errore vi fu, ma è ben difficile valutarne l’esatta entità, perciò noi potremmo trovarci a festeggiare il 2001 o addirittura il 2003/2004, ma allo stato attuale delle ricerche nessuno è in grado di esprimere certezza assoluta in merito.
Il calcolo della progressione del tempo, cioè la formulazione di un calendario che avesse un valore assoluto, è stato un problema che l’umanità si è posta da sempre, la cui soluzione ancora oggi ci costringe ad aggiustamenti periodici da ripetersi anche nel futuro.
Consideriamo a grandi linee quanto si è verificato in merito dall’era più lontana ai giorni nostri. Anche i calendari primitivi erano basati sull’osservazione della posizione del sole per la durata del giorno, della lunazione per la durata del mese, dei cicli stagionali per la successione degli anni. Premettiamo che il calendario è una convenzione di divisione del tempo, avente come unità di base l’anno, che per gli usi pratici chiamiamo civile, la cui misura è collegata il più vicino possibile alla durata effettiva dell’anno solare, con il quale non coincide per circa un quarto di giorno.
Infatti, l’anno cosiddetto civile, trascurando le frazioni astronomiche, le quali si accumulano fino a formare un giorno in più l’anno bisestile, ha la durata media e legale di 365 giorni, mentre l’anno solare o tropico, che è il tempo intercorso fra due passaggi consecutivi del sole sul medesimo punto di uno stesso meridiano, è espresso in 365 giorni, cinque ore, 48 minuti e 46,98 secondi.
Nel tempo e presso i vari popoli il suo inizio è sempre stato veramente vario. Nell’antica Roma iniziava con il mese di Marzo, donde derivò la denominazione di Settembre, che allora era il settimo mese e così per Ottobre ecc., mentre in Grecia aveva diversità d’inizio anche da regione a regione.
Presso alcuni popoli datava dall’assunzione del potere da parte dei governanti. Da ciò la complessità del calcolo del tempo nell’antichità.
In Mesopotamia l’anno si divideva in due periodi (inverno ed estate) di sei mesi lunari ciascuno e per compensare la differenza di durata fra mesi lunari e ciclo solare si procedeva ad un’intercalazione. In Egitto invece esso era suddiviso in tre periodi (inondazione del Nilo, Emersione della terra, raccolta delle messi) di quattro mesi di 30 giorni, integrati da cinque giorni consacrati ad altrettante divinità. Tale metodo, in uso per oltre tremila anni senza alcuna compensazione di tempo, determinò sfasature tali da sconvolgere il calcolo delle stagioni.
Presso gli ebrei, il calendario è composto da mesi di 29 e 30 giorni riuniti in un ciclo di 19 anni, dei quali 12 di 12 mesi e sette di 13 mesi.
Il computo degli anni inizia dal 3761 A.C., data della tradizione biblica della creazione del mondo. Perciò ora siamo nell’anno 5761 del calendario ebraico.
Il calendario islamico è prettamente lunare, perciò basato sul periodo di rivoluzione della luna attorno alla terra. Ne consegue che l’anno musulmano consta di 12 mesi alternativamente di 29 e 30 giorni con una durata di 10 o 12 giorni minore dell’anno solare, determinando una sfasatura fra mesi e stagioni. Il computo degli anni è fatto iniziare dal 622 d.C., cioè dall’Egira: migrazione di Maometto dalla Mecca a Medina. Perciò ora siamo nell’anno 1421 del calendario islamico.
In Cina, India e Giappone il calcolo del tempo fu soggetto a continue riforme con conseguenti difficoltà circa l’esattezza delle datazioni.
Presso i romani Numa Pompilio secondo re di Roma, computò l’anno di dodici mesi tutti dispari, allora il mese pari era nefasto tranne febbraio, per un totale di 365 giorni.
Si stabiliva un ciclo quadriennale nel quale al secondo e quarto anno era aggiunto un mese intercalare di 22 o 23 giorni.
Dopo la Lex Acili (191 A.C.) l’intercalazione avvenne con tale irregolarità che i mesi non corrisposero più alle stagioni.
Giulio Cesare per portare ordine stabilì (Calendario Giuliano) la durata dell’anno in 12 mesi per 365 giorni.
Ogni quattro anni era aggiunto un giorno (Bis sexstus) a febbraio.
Nel 46 A.C., anno della riforma, per correggere gli errori precedenti, l’anno durò 15 mesi, donde la denominazione di “anno della confusione”.
Ma con tale metodo nel Medioevo si costatò che l’equinozio di primavera non corrispondeva più al tempo dovuto, con problemi per l’esatto calcolo della Pasqua.
Papa Gregorio XIII quindi stabilì (Calendario Gregoriano) che fosse soppresso il bisestile negli anni centenari non multipli di 400 e che dal 4 ottobre si passasse direttamente al 15 ottobre di quell’anno 1582.
Perciò il 2000 sarà bisestile, ma non lo saranno il 2100, 2200 ecc.
Il calendario Gregoriano amministrativamente è oggi in uso presso tutti i popoli, poiché si è dimostrato il più pratico. Greci e Russi usano ancora, per le festività della tradizione cristiano ortodossa, il calendario giuliano che ritarda di 13 giorni quello gregoriano.
Ma ora facciamo una considerazione: quando inizia veramente il nuovo millennio?
Per alcuni inizia il primo gennaio del 2000, per altri il primo gennaio del 2001. La soluzione è semplice: un secolo, e perciò anche un millennio, inizia dal primo giorno del suo anno 1 (non esiste un anno 0) e termina al compiersi dell’ultima notte del suo centesimo (o millesimo) anno.
Per non scontentare nessuno festeggeremo in entrambe le date, tanto festeggiare …….. non nuoce.
Calendario deriva da Calende, primo giorno del mese del calendario romano. Era in origine il registro delle scadenze dei prestiti, perché gli interessi allora maturavano all’inizio del mese.
Data: dal verbo dare. Inizio della formula con la quale s’indicava dove e quando una lettera era stata affidata all’incaricato della sua consegna.
La settimana fu introdotta fin dalle epoche più lontane come unità di breve periodo nel computo calendariale.
Troviamo, infatti, presso i babilonesi il ciclo lunare di 29.5 giorni circa, diviso in quattro periodi di sette giorni, corrispondenti alle fasi lunari, con l’aggiunta di uno o due giorni alla fine d’ogni ciclo.

Nei giorni 7,14,21,28, che erano considerati nefasti, si frequentavano i templi e ci si asteneva da alcuni cibi e da determinate attività.
Da quest’usanza introdussero il periodo settimanale non più legato alle fasi lunari con giorni intercalati, ma come serie continua di cicli, ciascuno dei quali era concluso con il giorno di riposo (il biblico Sabbath, il riposo del Signore dopo i giorni della creazione): in pratica il siste-ma convenzionale ancora in uso. Presso gli antichi popoli si sviluppò il concetto astrologico dell’influsso astrale per il quale le denominazioni dei giorni della settimana derivarono dai corpi celesti allora conosciuti: giorno della Luna, di Marte, di Mercurio, di Giove, di Venere, di Saturno, del Sole.
Quest’ultimo nella tradizione cristiana divenne Domenica (da Dominica Dies, giorno del Signore). I mesi di luglio e d’agosto, rispettivamente quintile e sestile nel calendario romano, presero la denominazione di luglio e agosto in onore rispettivamente di Giulio Cesare nel 44 A.C. e d’Augusto nell’8 A.C.
La rivoluzione russa del 1917 fu chiamata rivoluzione d’ottobre perché ebbe il suo culmine il 26 ottobre del calendario giuliano ancora allora in uso in Russia, che era, in effetti, il sette di novembre del calendario gregoriano successivamente adottato.
Per tale motivo la sua commemorazione avviene il 7 novembre.
Durante la rivoluzione francese fu in uso un calendario cosiddetto repubblicano. Constava di 12 mesi di 30 giorni. I mesi erano divisi in decadi. Non vi era la settimana. Alla fine dell’anno si aggiungevano cinque giorni (6 negli anni bisestili) che furono detti Sanculottidi. In tempi recenti non sono mancate pro-poste per modificare l’attuale calenda-rio, quali ad esempio, stabilire una data fissa per la Pasqua, che non segue il calendario solare ma quello lunare e che varia al 22-3 al 25-4.
Durata esatta del mese lunare (rivoluzione della luna attorno alla terra): 29-d 12-h 44-m 2.8-s.
Il 2000 è il 6236 per gli antichi egizi, il 5761 per gli ebrei, il 4698 per i cinesi, il 2753 per gli antichi romani, il 2554 per i buddisti, il 1923 per gli induisti, il 1421 per i musulmani, il 208 per il calendario della rivoluzione francese.
Per calcolare l’anno islamico si usa la formula: H = G-622+(G-622)/32 dove H è l’anno islamico e G è l’anno gregoriano.
Con l’occasione l’Abi riformula gli auguri per il terzo millennio.