Editoriale di Paolo Bolognesi

PROTAGONISTI
E
SPETTATORI

La diminuzione delle quote zucchero producibile in Italia e la probabile ulteriore diminuzione dei prezzi delle barbabietole nel prossimo futuro impongono una ristrutturazione di tutto il settore bieticolo saccarifero.
Per quanto riguarda il mondo agricolo, in particolare delle Associazioni, abbiamo già parlato nel numero precedente; per quanto riguarda l’industria e la nuova geografia bieticola conseguente, tentiamo oggi.
Non è, ovviamente, un compito facile però è necessario misurarsi anche con questa problematica da cui dipenderà il nostro destino. Il discorso è reso ancor più complicato dall’intreccio di interessi economici che, imponendo scelte globalmente non razionali ma di convenienza individuale, rendono molto complicato delineare lo scenario futuro. Ciononostante è doveroso tentare se non altro per fare l’inventario dei problemi e delle possibili soluzioni. Per quanto possibile cercheremo di rendere impersonale il nostro tentativo evitando riferimenti precisi che possono turbare un sereno ragionamento che, per parte nostra, non può e non deve essere condizionato da alcun interesse che non sia quello di mantenere al massimo livello possibile la produzione di zucchero con società in efficienza economica e capaci di produrre ricchezza onde garantire un interesse diffuso per il settore. E’ doveroso inoltre affrontare questa problematica con lo scopo di essere protagonisti e non spettatori e quindi subire la ristrutturazione adattandoci semplicemente ad una nuova realtà che si forma.
La possibilità di essere protagonisti oggi c’è.
Sarebbe colpevole, ancora una volta, rinunciare ad un nostro preciso dovere che, se avessimo svolto anche nel passato, ci avrebbe portato a controllare gran parte della trasformazione e quindi affrontare questo passaggio in modo totalmente diverso. Sul passato è però inutile tornare; guardiamo al futuro. Il futuro, tenuto conto degli elementi oggi in nostro possesso, ci riserverà una riduzione degli stabilimenti a fronte di una superficie investita che possiamo stimare non superiore, in Italia, ai 200.000 ettari.
Altra incognita è dove questi 200.000 ettari si collocheranno alla luce delle difficoltà di molte aree marginali. Da tutto ciò si vede chiaramente che sarà necessario metter mano non soltanto alla chiusura di un certo numero di stabilimenti ma, anche, ad un processo di adattamento delle società trasformatrici che, sicuramente, non saranno tutte quelle oggi operanti. Non è da escludere inoltre che possano nascere tra tutte le società saccarifere integrazioni operative sempre più strette per regolare gli inevitabili trasferimenti e spostamenti di quote. In questo quadro l’interesse agricolo – che è quello del maggior investimento bieticolo possibile - deve puntare ad una nostra presenza sempre più ampia nella fase della trasformazione mettendo in campo tutte le iniziative che possano permettere il raggiungimento di tale obiettivo. E’ quindi necessario rivisitare tutte le nostre attuali partecipazioni per inserirle in una precisa strategia. Dal nostro punto di vista l’ottimale sarebbe una presenza diretta e determinante in tutte le società per puntare ad un maggior equilibrio tra le stesse collocando tutti gli attori industriali in quelle che saranno le aree bieticole destinate a rimanere. La Finbieticola dovrebbe essere il motore propositivo di tale operazione, fondamentale per il mondo agricolo, proponendosi anche in operazioni di acquisto di fabbriche o società funzionali al nostro progetto complessivo di ristrutturazione. La serietà della proposta, la sua fattibilità e la determinazione con cui la si porta avanti deve servire a vincere i dubbi e le incertezze (molto spesso non infondate) che da sempre esistono nei nostri confronti. Così come si afferma che le Associazioni si debbono scomporre e ricomporre, anche le attuali società debbono scomporsi e ricomporsi per creare un quadro nuovo adatto alle mutate realtà e superare una conflittualità ed una concorrenzialità non più sostenibili. Ognuno ha, nella propria mente, un quadro definitivo di quello che potrebbe servire per il futuro del settore; sarebbe utile poter avere confronto che, tenendo conto di tutti gli interessi che ne sono coinvolti, potesse arrivare ad una soluzione positiva.
Se tutti non ci rendiamo conto di ciò, abbandonando il rango di un passato che non c’è più, ci troveremo una industria che procederà ad una autonoma ristrutturazione avendo come scopo un presunto interesse economico individuale con il risultato di avere ancora un settore conflittuale e più ridotto rispetto alle potenzialità ed un mondo agricolo che subirà tale processo che, con più lungimiranza, coraggio e determinazione ci potrebbe vedere protagonisti essendo noi portatori di un interesse più generale rispetto ad altri.