| NOTIZIE BIETICOLE LUGLIO - OTTOBRE 2000 |
La
pera "tesoro" verde
Dal simposio
internazionale di Ferrara un appello per la tutela di un patrimonio della nostra
agricoltura
diMassimo Passerini
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Ricerca ed organizzazione: questi i cardini su cui deve puntare la pericoltura, dentro e fuori i confini nazionali, se non vuole subire le difficoltà scontate da altre produzioni frutticole tipiche del continente europeo. Tutti d’accordo gli oltre duecento studiosi provenienti un po’ da tutto il globo che si sono dati appuntamento a Ferrara per l’ottavo simposio internazionale Ishs sulla coltura del pero. Una convention ritornata in Italia dopo ventiquattro anni, nella ‘culla’ della pericoltura italiana (fra le province di Ferrara, Bologna, Modena e Ravenna ogni anno si raccolgono all’incirca dieci milioni di quintali di pere, il quaranta per cento dell’intera produzione continentale). Questa coltura, insomma, rappresenta per il nostro Paese, e per l’area Padana in particolare, un vero e proprio patrimonio. Un patrimonio che però, proprio in forza del difficile andamento commerciale che ha caratterizzato in questi ultimi anni le performance di altri prodotti, potrebbe presto divenire ‘terreno di caccia’ anche per i coltivatori di altri paesi. Di qui la necessità di ricercare, ed investire, per tutelare questo ‘tesoro’, anche perchè gli spazi non mancano. Nel Nord Europa, ad esempio, i consumi di questo prodotto sono ancora bassissimi - meno di un decimo delle quantità di mele - ed anche nel cuore del vecchio continente la pera ha abbondanti margini di sviluppo: ogni tedesco ne acquista appena cinque chilogrammi all’anno contro una media di consumo pro capite che, in Italia, si attesta fra dodici e quindici chili. Non solo. La pera è anche un prodotto ‘difficile’: nel giro di pochi anni le tecniche colturali per la realizzazione degli impianti di questa produzione hanno subito una vera e propria rivoluzione, con la progressiva diffusione di piantagioni con densità piuttosto elevate (che permettono rapidità di ammortamenti ed alta qualità del prodotto, ma richiedono anche accurate cure colturali ed interventi di difesa fitosanitaria, pratiche specifiche di governo delle piante e del suolo). Un ruolo sempre più rilevante stanno poi assumendo le produzioni integrate e biologiche, caratterizzate da disciplinari vincolanti, che richiedono un sistema integrato di difesa ed interventi programmati (monitoraggi, uso di mezzi biologici dove possibile, rispetto per gli organismi utili, tecniche di raccolta e conservazione specifiche). A fronte di questa evoluzione nelle ultime annate si sono verificati anche nuove problematiche, come il ‘colpo di fuoco’, una temibilissima batteriosi contro la quale non è stato ancora individuato alcun rimedio. Insomma, c’è molto da fare, anche sul versante dell’organizzazione del prodotto, ma c’è pure più di una prospettiva. Un’opportunità da non gettare, considerando i chiari di luna della nostra agricoltura.